Nero, l'inchiostro di Fabio Barcellandi

Leggendo questa ultima raccolta di poesie Nero, l'inchiostro di Fabio Barcellandi la prima espressione che ci viene in mente, ma proveniente da uno strato emotivo profondo, è quella di 'poesia nera' per il confluire di una serie di livelli mentali al limite di ogni espressione di vita, talmente al limite da parlare nella maggior parte dei componimenti, già dai titoli decisamente funerei nel loro implacabile susseguirsi, chiaramente e assolutamente di morte. [Beppe Costa]

Titolo: Nero, l'inchiostro
Genere: Libri Poesia
Autore: Fabio Barcellandi
Editore: Montag
Anno: 2008
Collana: Solaris
Informazioni: pg. 66
Codice EAN: 9788895478364

Prezzo Book Shop: € 10,00

IL LIBRO - Stupisce e colpisce in maniera drastica, nel giovane autore di poesie Fabio Barcellandi, il suo affrontare frontalmente e ripetutamente un tema tutt’altro che leggero e banale come il male assoluto, ovverosia la morte, quasi ossessivamente presa di mira e assediata dalla sua attenzione, emotiva e razionale allo stesso tempo.

L’atteggiamento esistenziale assunto dall’autore verso questa tema capitale dell’esistenza, o meglio della fine dell’esistenza, sembra essere in quasi tutti i suoi versi quasi di sfida, o magari di semplice constatazione del suo “esserci” in maniera totalizzante.

Sembra non esserci una sola composizione in cui non sia presente, anche quando i titoli sembrerebbero aver abbandonato l’argomento, la parola fatale in assoluto. Anzi, a volte i titoli sembrano scherzare e prendere in giro il lettore, perché quando troviamo un titolo come “Vivere” e riappare uno spiraglio di pensiero positivo versi come “non c’è aria per continuare a sperare… morire davvero e per sempre” ci riconducono a una dimensione comunque obbligata di implacabile destino, né sembra consolarci la possibilità di rintracciare qua e là accenti di volta in volta apparentemente diversi. Un titolo come “Resurrezione”, infatti, appare anch’esso benaugurante e finalmente in netta controtendenza con tutto il resto della produzione e come antitesi conclusiva in senso positivo dell’opera nel suo complesso, ma subito versi come “morte… ultima speranza… sollievo tanto agognato” ci fanno nuovamente immergere in un’eco sempre calda di matrice leopardiana.

Una annotazione in senso complementare possiamo formularla vedendo una contrapposizione assoluta tra concetti, quasi come schiaffi alla vita e alla passività emotiva del lettore: “Un fiore… morir tra le tue mani” oppure “La disperazione è speranza…” , “ Amore sempre fedele nonostante reiterati tradimenti”, “ La morte… canto d’amore per la vita”, “Desiderare la morte… per poterti rialzare”, “ So già che morirò il giorno in cui accetterò di voler vivere” ma non cambia comunque il tono generale della produzione poetica del Barcellandi in questa raccolta.

Possiamo però intravedere in fondo al pessimismo totale una nuova interpretazione della sua opera, individuando in vari suoi componimenti una dimensione escatologica di radice cristiana che ci rimanda a un futuro finalmente e veramente positivo, anche se il tutto ora ci appare in un’ottica e una prospettiva troppo amare per comprenderle e accettarle appieno. Altri titoli, anch’essi certamente poco allegri come “Tormento”, “Fragilità “, “Vuoto”, “Paura”, “Diluvio” completano l’ambiente poetico dell’autore, che insiste nella sua visione pessimistica dell’esistenza e sembra non suggerirci altro che la mera presa di coscienza di una dimensione negativa della vita e della sua ineluttabilità.

Infine, posso ricordare che Dario Bellezza, in tempi non sospetti e non condizionati dalla malattia che lo condusse poi alla morte, ne scriveva ripetutamente ma, avendo trascorso con lui molti anni della nostra vita, posso assicurare il suo carattere allegro, colmo di ironia e complicità, sapendo bene che la poesia, oltre che quella scritta è quella vissuta. Cesare Pavese scrisse all’età di 8 anni, dei versi che lo descrivevano passeggiare per le langhe con il suono del proiettile che lo uccideva, cosa che fece, senza apparente motivo e nel momento di maggiore successo, 42 anni dopo.

Per concludere il “poeta” è, in questo caso e in altri, come scrive Pessoa in una sua brevissima poesia: “Dio non ha unità, come potrei averla io?” [dalla prefazione, Beppe Costa]

L'AUTORE - Fabio Barcellandi (Brescia, 1968) non è un nome nuovo nel panorama editoriale e poetico italiano. Ha già pubblicato un corpus di nove poesie nell'antologia “Il Mercante d'Inchiostro” edita da Farnedi Edizioni; un ulteriore corpus di sette poesie nell'antologia “Florilegio” edita da Lisi Editore e la silloge “Parole Alate”, poesie ispirate dall'omonima canzone di Meg, edita da Cicorivolta Edizioni.

Attivo anche nella narrativa, suoi racconti sono stati pubblicati sulle riviste Macworld e Writers Magazine Italia, con la quale collabora. Coopera con il sito di scrittura creativa Opposto.net, che si occupa di creatività, narrativa, racconti e poesia, e con www.tellusfolio.it, il giornale telematico dedicato ad argomenti di attualità e cultura.

Vincitore del premio Solaris edizione 2008 delle Edizioni Montag, presenta ora la silloge Nero, l'inchiostro - che tu chiami parole.

DAL LIBRO

STILLICIDIO

ogni risveglio
un'ignara di sé
stupida
insignificante lacrima
riga il mio viso
truccando il vero dolore che custodisco
...me stesso!

*

cicatrici d’asfalto
catrame fuso
a rimarginare
graffi di verginità

filo per sutura
nero
l’inchiostro
che tu chiami… parole

non senti
il dolore
ché ti tiene in vita
creatura

DR. FRANKENSTEIN

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